La Medicina narrativa ci insegna a mettere in primo piano le storie dei pazienti. Una sorta di cartella parallela a quella clinica dove protagonista è la persona. Nella Comunicazione come in Medicina, avere la capacità e insieme la volontà di ascoltare ed “empatizzare” sono due valori indispensabili per una relazione di fiducia.

Medicina e comunicazione, è importante specificarlo, sono due dimensioni intimamente intrecciate. In particolare la prima necessita della seconda, comprendendo il ruolo “curativo” delle parole, almeno sul piano umano e del benessere emotivo.

MEDICINA NARRATIVA: COMUNICARE LE STORIE 

Da comunicatori e giornalisti da sempre attenti alle storie, ci sentiamo vicini al mondo della Medicina narrativa ed al suo significato racchiuso in modo esaustivo nell’opera Medicina narrativa – onorare le storie dei pazienti di Rita Charon, la più nota personalità nella medicina narrativa a livello mondiale.

Da comunicatori vicini alla psicologia per la grande volontà di ascoltare e comprendere le storie dei pazienti che sono al centro della narrazione, non potevamo restare indifferenti al fascino di questa opera che esprime i benefici della Medicina Narrativa anche sul fronte clinico-assistenziale. Non c’è ambito di salute in cui la Medicina Narrativa non possa attivare benefici e in un mondo ideale tutti i professionisti della cura dovrebbero farla propria.

COMUNICARE CURA: IL POTERE DELLA NARRAZIONE

In questi anni siamo entrati, in punta di piedi, nella narrazione di storie delicate, anteponendo sempre il rispetto per la persona alla notizia, rispettandone cioè la volontà di rivelare o meno certi aspetti, effetti o conseguenze, della malattia. Abbiamo raccolto testimonianze attraverso immagini e contenuti imbastiti tenendo conto di due principi fondamentali: etica e deontologia della professione giornalistica. Oggi più che mai appare evidente che COMUNICARE CURA.

Raccontare le storie delle persone, intervistarle, è una situazione per noi abbastanza frequente e non potremmo farlo senza meditare e avere chiare le tecniche di narrazione e di ascolto. Una sfida che richiede studio, competenza e soprattutto empatia, ossia la capacità di mettersi nei panni di chi stiamo guardando e ascoltando.

La relazione di fiducia è al centro della medicina narrativa. Come in tutte le relazioni, anche quella tra medico e paziente richiede di essere coltivata con il tempo e soprattutto con i modi giusti, in un’alleanza in cui il paziente sia protagonista attivo e non destinatario passivo di cure e terapie.

MEDICINA NARRATIVA: IL RUOLO DI BUSSOLA DELLA SIMEN

Spinti dalla passione e dalla curiosità di volerne sapere di più, siamo entrati in contatto con il dott. Mario Cerati, Vicepresidente della SIMEN, Medico specializzato in odontoiatria e chirurgia orale.

La SIMEN – Società Italiana di Medicina Narrativa ha il compito di divulgare le tematiche attinenti la Medicina Narrativa coinvolgendo il mondo dei pazienti, caregiver, associazioni e operatori sanitari e sociali. A questa lista sarebbe utile aggiungere anche gli operatori della comunicazione che possono essere sensibilizzati a scrivere correttamente sui media, sui social o altro mezzo sui temi di salute.

LA MEDICINA NARRATIVA SPIEGATA IN MODO SEMPLICE

La nostra Deborah Annolino, giornalista professionista, ha intervistato il dott. Mario Cerati docente di Medical Humanities e Medicina Narrativa presso il Corso di Laurea di Odontoiatria all’Università degli Studi di Milano.

Se dovesse spiegare in modo semplice, pensi ad un bambino, cosa si intende per medicina narrativa, come lo direbbe?

Raccolgo volentieri il suggerimento evocativo di pensare, per rispondere a questa domanda, come se stessi parlando a un bambino. E allora prima di tutto vi chiedo di andare a quando da bambini ascoltavamo una storia, una narrazione. Eravamo completamente dentro questa narrazione.

Rita Charon alla Columbia University ha avuto l’intuizione, a cavallo degli anni 2000, di capire come le storie, elemento fondamentale della nostra vita e dell’evoluzione dell’uomo, fossero un elemento fondamentale anche in medicina per indagare il bisogno di salute.

Diventa, così, una pratica comunicativa che orienta la cura alla persona e co-costruisce il percorso di cura nel rispetto dei vissuti e dei valori del paziente e che deve essere attuata da tutti coloro che intervengono in quel percorso, medici e operatori sanitari a vario titolo.

Costruire una relazione virtuosa tra medico e paziente: è una questione di tempo o di modi?

Sempre di modi. È vero che oggi il tempo è un aspetto cruciale, ma se hai anche solo 5 minuti è meglio usare una modalità comunicativa efficace, come quella della medicina narrativa, che una modalità sbrigativa e paternalistica.

Anche in poco tempo puoi far sentire una persona ascoltata e questo ascolto si traduce, anche per il medico e per l’operatore sanitario, in maggior efficacia e meno stress, contrariamente a quello che si può pensare. In questo processo è essenziale l’aspetto legato all’ empatia, che porta con sé la motivazione valoriale per cui si sceglie questa strada e cioè essere a disposizione per aiutare l’altro.

Qual è il beneficio della Medicina Narrativa e a che punto siamo in Italia rispetto alla sua diffusione?

I benefici della medicina narrativa sono ben documentati e questi, grazie alla condivisione piena del percorso di cura con il paziente che viene informato nei dettagli di tutto ciò che riguarda il suo problema (empowerment).

Tali benefici vanno dalla migliore aderenza alle terapie, alle minori complicanze, ai minori errori diagnostici e, a parità di terapie farmacologiche, anche a migliori guarigioni. In più vi è una sensibile diminuzione del burn out nel personale medico e paramedico e questo anche in situazioni di lavoro particolarmente stressanti. 

Purtroppo la medicina narrativa, che è un sistema a costo praticamente zero che farebbe risparmiare molto al SSN, non è ancora abbastanza diffusa e, soprattutto, non è ancora entrata appieno nei meccanismi istituzionali. 

Con la SIMeN, stiamo sforzandoci a formare chi può aiutare e diffondere questa pratica, con dei corsi per facilitatori di laboratori di Medicina Narrativa e, prossimamente, con un percorso dedicato ai professionisti sanitari. Da un’altra parte facciamo rete con chi sul territorio opera a vari livelli e, come con la Regione Piemonte, entriamo direttamente in collaborazione accompagnando progetti di Medicina Narrativa sul territorio. In ultimo la SIMeN ha un proprio Centro Studi che supporta chi vuole operare con la MN in formazione, ricerca o progettualità.

Da medico ma anche da vicepresidente SIMeN qual è la sua personale ricetta per la migliore narrazione in medicina?

La narrazione parte dall’ascolto e dovrebbe, fra l’altro, concentrarsi su due cose fondamentali, una conseguenza dell’altra. Prima di tutto, cosa è successo prima e dopo, quindi creare una precisa linea del tempo degli eventi, e concentrarsi sulle interruzioni biografiche.  Questo favorisce la comprensione dei valori e dei bisogni dei pazienti. Inoltre il paziente, attraverso la narrazione, può rielaborare l’esperienza di malattia traendone benefici a più livelli, senz’altro quello emotivo, ma anche a livello biologico.

Cosa si sente di augurare o raccomandare ai medici di nuova generazione?

Ho la fortuna, insegnando in università, di vedere come l’entusiasmo nei confronti della scelta di una professione d’aiuto non si sia spento.  Questo, però, viene smorzato negli anni di formazione clinica, quando si rischia di ereditare le frustrazioni di cui sono portatori le generazioni precedenti. 

Ormai la medicina viene definita non solo per la sua parte scientifico-biologica, ma anche per la sua parte umanistica e il nostro comportamento fa generare, in risposta nel nostro organismo, ormoni che possono favorire o contrastare i farmaci che diamo. 

Auguro alle future generazioni di approfondire questi aspetti e si ritroveranno in una professione appassionante, gratificante e non frustrante anche dopo 30-40 anni di lavoro…e posso dirlo, perché sono fra quelli che ha la fortuna di poter testimoniare questo.

AD Communications ringrazia molto il dott. Mario Cerati per questa intervista, certi che la Medicina Narrativa rimarrà il filo conduttore anche dei nostri prossimi eventi e approfondimenti sulla cura per il 2025. 

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