Ha trasformato il suo sogno nel lavoro di tutti i giorni. Con il coraggio di chi non ha mai mollato, credendo in se stessa.
Zoe Pederzini, bolognese, classe 1993 è la protagonista di questo nuovo articolo: una riflessione sul mondo dell’informazione e sull’impegno di informare l’opinione pubblica con etica e trasparenza. La sua non è una ricetta ma un modello di esperienze e apprendimenti acquisiti sul campo. Un lavoro appassionato che va avanti da circa dieci anni.
Giornalismo: un sogno ed un mestiere affascinante
In tanti, giovani e non solo, sognano il giornalismo ma in pochi lo vivono quotidianamente e lo realizzano a pieno. A volte per assenza di opportunità o perchè manca il coraggio di inseguire i propri sogni; in generale l’instabilità economica costringe tanti a voltare pagina professionale.
Risuonano alla mente le parole di Antonello Venditti di una sua celebre canzone “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano” ricordando anche il caso di chi a distanza di anni, anche solo per passione, torna a collaborare con un quotidiano o un magazine. Il fascino di questa professione è immortale.
Di certo al giornalista di oggi si richiede una lunga gavetta, la compresenza di competenze digitali, al fianco della capacità principale: saper scrivere, avere fiuto per le notizie e saperle verificare. C’è poi la capacità di rimanere aggiornati rispetto ad un mestiere in profonda trasformazione, complici le tecnologie. Strumenti e software innovativi che occorre conoscere e padroneggiare all’occorrenza, consapevoli che un utilizzo corretto dell’IA può essere solo vantaggioso.
I giornalisti di oggi, potremmo dire, sono alla ricerca di un equilibrio tra vecchi strumenti del mestiere e innovazioni che, come ha ricordato il presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna Silvestro Ramunno in una intervista sul rapporto “Giornalismo e IA”, non è possibile ignorare.
Ci sono inoltre alcuni aspetti che ieri come oggi caratterizzano il giornalismo:
- la varietà, quindi la bellezza, di un mestiere che consente incontri e narrazioni differenti tra loro;
- il cambiamento della professione giornalistica e l’apertura verso nuovi strumenti e canali di comunicazione;
- la precarietà che mette in guardia le nuove generazioni ma anche colleghi navigati che faticano a trovare una stabilità contrattuale e pertanto economica.
ZOE PEDERZINI, giornalista: un sogno diventato realtà
Torniamo all’intervistata, Zoe Pederzini giornalista conosciuta, e apprezzata, durante le nostre attività di ufficio stampa, nel ruolo di collaboratrice del “Carlino”. Abbiamo deciso di raccontare la sua esperienza perché potesse dare uno spunto e al tempo stesso un incoraggiamento ai futuri giornalisti.
Pederzini inizia a muovere i primi passi poco più che ventenne collaborando con Il Resto del Carlino, passando in pochi anni dal seguire eventi e iniziative della cronaca bianca alla cronaca nera fino alla giudiziaria.
Ha raccontato fatti di cronaca molto importanti e delicati come quelli relativi all’alluvione, dando voce a tante famiglie colpite pesantemente da danni economici e morali. La responsabilità è grande soprattutto quando ci si trova a scrivere di temi come questi, riportando fatti e circostanze che riguardano la storia e la vita delle persone, le loro ferite e le loro sofferenze.
“Nei pezzi che scrivo ci sono le vite delle persone e la responsabilità è estrema”
Tra un articolo e l’altro per “Il Resto del Carlino di Bologna”, siamo contenti che Zoe abbia trovato il tempo per l’intervista proposta da AD Communications.
Eccola e buona lettura.

Cosa significa per te essere giornalisti oggi?
“Credo che fare il giornalista possa essere considerato uno dei lavori più belli ed adrenalinici che ci sia. Ti svegli la mattina e non sai mai dove e come si svolgerà la tua giornata: sicuramente non ti annoia la routine. Conosco tante persone, anche amici dei miei genitori, che hanno svolto questa professione decenni fa ed è innegabile che una volta molte cose fossero diverse: non avevi certamente la tecnologia ad agevolarti il lavoro, ma avevi sicuramente molta più libertà di azione. Credo, e vedo, che al giorno d’oggi i giornalisti, dall’opinione pubblica e non solo, troppo spesso sono visti come ’sciacalli’ o rogne da gestire, come persone spesso di cui non fidarsi o addirittura a cui è meglio non parlare. Me ne accorgo, spesso, quando mi reco di persona a fare sopralluoghi, soprattutto per avvenimenti di cronaca. Chi parla al giornalista deve farlo quasi di soppiatto. Ma se io, e altri colleghi, siamo lì è e dovrebbe essere solo ed esclusivamente per riportare una notizia. E avere le informazioni corrette è fondamentale per dare una corretta descrizione dei fatti.
Che percorso di studi consigli a chi volesse intraprendere questa professione?
“Non credo ci siano lauree/studi specifici necessari per diventare un giornalista. Io ho scelto il percorso letterario, iscrivendomi alla facoltà di Lettere Moderne dell’Università di Bologna ma ho colleghi che provengono da ogni genere di facoltà. Quello che veramente serve è la passione per il mestiere, la curiosità di leggere e confrontare notizie, la tenacia di verificare le informazioni. Più di tutto, poi, sono necessarie pazienza, dedizione ed empatia, quest’ultima per avere sempre rispetto delle persone che ti troverai davanti. Ci si trova a raccontare storie spesso terribili, o difficili, e bisogna farlo con rispetto di chi le ha vissute in prima persona e trova la forza di aprirsi e raccontartelo”.
Per chi come te si occupa di cronaca per un quotidiano, quanto è grande la responsabilità?
“L’impegno è costante, soprattutto perchè faccio fatica, una volta chiusa la mia mansione di articoli quotidiana, a staccare del tutto la spina. Fino a che non chiudo gli occhi se c’è qualcosa da verificare, o qualche segnalazione dell’ultima ora, non riesco ad ignorarla e preferisco buttarmici subito. Spesso, poi, è un lavoro che ti richiede di esserci anche in giorni festivi o ad orari inusuali. Non è certo l’azienda che te lo richiede ma il giornalismo di per sè. Se scegli questo mestiere sai che richiede di rinunciare a qualcosa alle volte o di fare qualche sacrificio in più.
La cosa forse più pesante è la responsabilità che senti dentro di te: in dieci anni che faccio questo mestiere il timore di aver sbagliato anche una minima cosa, quando le pagine sono chiuse, non mi ha mai abbandonato. È giusto che sia così: anche per le tematiche di cui spesso mi trovo a trattare. Cronaca nera, a volte la giudiziaria: ci sono le vite delle persone nel pezzo e la responsabilità è estrema”.
La precarietà è un limite della nostra professione. Cosa pensi a riguardo?
“Credo che sia un grave problema del nostro settore, un problema che negli anni si è acuito senza che si trovasse una vera soluzione. Credo che servirebbero manovre più decisive a favore della Stampa e dell’editoria. Per quanto il mondo vada sempre di più verso l’online, vedendo il cartaceo quasi scomparire, il giornalista è una figura che non potrà mai essere rimpiazzata e che va sostenuta e tutelata. Ci vuole sicuramente coraggio ad intraprendere ora questo mestiere”.
Meglio essere dipendenti o liberi professionisti?
“Essere libero professionista ti permette di avere più collaborazioni e quindi, sicuramente, di mettere da parte entrate differenziate. Un altro vantaggio è il poter gestire le proprie giornate e i propri orari.
Essere dipendente di un quotidiano, come nel mio caso, che è quello a cui io personalmente ho sempre ambito, ti dà la possibilità di vivere la vita della redazione, di vedere il prodotto giornalistico dall’inizio, cioè da quando sei in strada a recuperare una notizia, alla fine, quando alla sera si chiudono le pagine ed il giornale va in stampa. Tanti sono i film ambientati nelle redazioni dei più grandi giornali, e non credo sia un caso: la redazione ha un fascino che difficilmente si trova altrove”.
Cosa progetti, anzi cosa sogni, per il tuo futuro professionale?
“Spero in una posizione che premi il mio lavoro e che racchiuda ciò che sogno da quando avevo 5 anni: fare la nerista nella redazione di un quotidiano o occuparmi di inchieste”.
E cosa ti auguri per gli aspiranti giornalisti?
“Per loro e in generale per la nostra categoria sogno regolarizzazioni e incentivi soprattutto per i giovani giornalisti. Spero che le prossime generazioni possano desiderare di fare questo mestiere avendo la sicurezza di poterlo fare vedendosi riconosciuti ciò che fanno”.