Al tempo dell’intelligenza artificiale la sensazione è di sapere tutto, complice l’accesso immediato e illimitato a saperi e nozioni. Un’illusione che nasce dal ricorso automatico a programmi che restituiscono frasi e pensieri come verità assolute. La verità è che abbiamo perso di vista la certezza del dubbio e che sarebbe auspicabile tornare alla saggezza di Socrate, rimanendo umili (So di non sapere) e umani.

Il problema, è bene precisarlo, non è fare uso dell’ intelligenza artificiale che rappresenta uno strumento di lavoro e può sgravarci rispetto a funzioni ripetitive e meccaniche che al nostro mestiere non aggiungono ma valore. La vera preoccupazione abbinata all’IA è quella che rimette in discussione la stessa intelligenza umana, quando un professionista delegando il proprio pensiero ad una macchina rinuncia a se stesso, lasciandosi praticamente sostituire.

Un rischio che riguarda tutte le libere professioni e in particolare quanti lavorano nel mondo della comunicazione che nel mettere a punto strategie, idee e progetti si domandano quanto e come fare uso dell’intelligenza artificiale. La risposta cambia da persona a persona ed è dettata da quel luogo intimo da cui nascono le riflessioni e che va sotto il nome di coscienza.

PRO E CONTRO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLA COMUNICAZIONE

In generale l’impiego dell’intelligenza artificiale, nell’attività di un comunicatore, ha i suoi vantaggi tra cui:

  • risposte ben strutturate;
  • risposte veloci;
  • testi declinati nel formato che si desidera;
  • assenza di errori ortografici e grammaticali;
  • ricerca e analisi in pochi secondi enormi quantità di dati;

Nel piatto della bilancia non mancano però i rischi che vanno dalla presenza nei testi di errori e imprecisioni fino al rischio più grande che – a furia di delegare ad una macchina –  diventa “smettere di pensare con il proprio cervello”. Parole che ha sottolineato la nostra Deborah Annolino in una recente intervista su Grandangolo.

Affidarsi completamente all’intelligenza artificiale significa spegnere il cervello, abdicare a quel pensiero critico che sin dai banchi di scuola ci hanno inculcato e che per anni e anni abbiamo coltivato attraverso la scrittura, la riflessione e la revisione costante. I rischi si fanno ancora più importanti se guardiamo alle nuove generazioni e a come stanno crescendo in un mondo fatto a misura di informazioni distorte e sempre più snaturate dall’IA. 

Intelligenza artificiale: nasce la campagna di informazione di AD Communications

In questo ultimo anno abbiamo visto ed assistito ad episodi gravi, che ledono la dignità di giornalisti e comunicatori ossia una serie di post e articoli scritti interamente da ChatGPT e pubblicati sulle diverse piattaforme quali siti web e social. Professionisti di altri settori che di fatto tendono a sostituirsi a chi della comunicazione ha fatto il proprio lavoro senza mai smettere di aggiornarsi e formarsi. Per questo abbiamo deciso di dire la nostra, rompendo il silenzio con l’obiettivo di far riflettere sulla necessità di tutelare l’uomo come essere pensante e cosciente.

 

La campagna di sensibilizzazione dal titolo “Anche basta – Tienilo acceso (il cervello)” ricorda a tutti come l’essere umano debba rimanere al centro del suo agire e assumersi la responsabilità di ciò che dice o che scrive.

Una campagna fatta di pillole rivolte non solo agli addetti ai lavori ma a tutte le persone che si informano su internet e atterrano su contenuti sempre più standardizzati e appiattiti nel linguaggio e nella forma in quanto prodotti dai medesimi algoritmi. Per dire ANCHE BASTA ad un utilizzo improprio.

L’intelligenza artificiale non va demonizzata e la si può includere nel lavoro a patto che l’utilizzo sia collaterale e subalterno al pensiero critico. Può darci un’ ispirazione o un suggerimento, ma non deve sostituire il desiderio di creare progetti autentici. Nel giornalismo e nella comunicazione l’autenticità, insieme all’etica e alla deontologia, rappresenta un valore prezioso.

Un equilibrio tra intelligenza artificiale e giornalismo è possibile? 

L’equilibrio tra intelligenza artificiale e il mondo del giornalismo è un tema a cui abbiamo dedicato l’intervista con il presidente dell’ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna Silvestro Ramunno. Quest’anno abbiamo fatto un passo in più.

Grazie al nuovo evento sul tema delle intelligenze organizzato dal Cup di Modena nell’ambito dello Smart Life Festival abbiamo toccato con mano la possibile ibridazione tra diverse forme di intelligenza. Il convegno ha visto la partecipazione di numerosi professionisti – afferenti alle diverse aree sanitaria, tecnica, amministrativa e giuridica – ciascuno pronto a condividere la propria esperienza rispetto alle evoluzione digitale e tecnologica. La risposta è affermativa: un equilibrio non solo è possibile ma è anche auspicabile. 

Con AD Communications abbiamo raccolto le varie testimonianze (potete vederle nel video integrale) e tracciato una possibile sintesi tra le diverse forme di intelligenze, compresa quella della natura, in un’ottica One Health dove l’una non esclude l’altra.

In definitiva è possibile trovare un equilibrio tra tutte le intelligenze e in particolar modo con l’intelligenza artificiale sebbene l’etica e la responsabilità ricadono e ricadranno sempre sul professionista che, in virtù delle proprie competenze miste allo sguardo empatico ed umano, sarà il solo in grado di gestire la complessità e la relazione con gli altri suoi simili.

Come detto la questione prima ancora che tecnologica è un fatto di coscienza come amano sottolineare anche i collaboratori di AD Communications.

Susy Nero:

Non voglio demonizzare l’intelligenza artificiale, perché credo che nel mio lavoro sia uno strumento prezioso. Sono tuttavia consapevole di cosa rischiamo delegandole troppo. Se lasciamo sistematicamente a una macchina l’immaginazione e la risoluzione dei problemi, rischiamo di indebolire la nostra autonomia di pensiero. Per chi, come me, lavora con la creatività, questo vale soprattutto nella scrittura, che non è solo uno strumento professionale, ma anche una pratica catartica e terapeutica, una forma di cura.

Affidarla all’AI significa produrre testi più velocemente, ma anche perdere ciò che accade dentro di noi mentre scriviamo.
Per questo credo in un suo uso etico e intelligente. Non la utilizzo in modo che pensi al posto mio, ma perché mi aiuti ad avere più tempo per pensare.

 

 

Federico Feliziani:

Ci troviamo immersi in una rivoluzione che non ha precedenti che ci può aiutare e allo stesso tempo annientarci cognitivamente.
Non è possibile secondo me sposare un determinismo: l’intelligenza artificiale può avere preziosi vantaggi ma, allo stesso tempo, portare alla spersonalizzazione. Dobbiamo trovare il giusto equilibro fra gli estremi per non escluderci un’opportunità senza perdere la nostra identità di linguaggio e di ragionamento. Nonostante ci vogliano fare credere che l’IA sia effettivamente “intelligente”, ci dobbiamo ricordare come l’IA rappresenti uno strumento: dobbiamo essere noi a piegarlo alle nostre esigenze, non viceversa.

 

 

 

 

 

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