Gianluca Zaniboni coach per ad communications

Nel mezzo del cammin aziendale ci ritroviamo seduti ad un tavolo, “faccia a faccia” con Gianluca ZaniboniCounselor e Business Coach. Un professionista che in pochi minuti scopriamo occuparsi delle aziende sul fronte emotivo e delle relazioni in generale. Insieme a noi condivide il medesimo obiettivo: migliorare la reputazione dell’azienda a partire dall’atteggiamento dei collaboratori che ne fanno parte. Una sfida molto stimolante.

 

Gianluca Zaniboni…in breve:

Una carriera commerciale lunga 25 anni, di cui la metà spesi nell’ambito di multinazionali inglesi. Poi la crisi e il desiderio di cambiare strada e direzione professionale. E’ l’inizio di una ricerca interiore e al contempo multidisciplinare, con il conseguimento dei master in Gestalt Counseling e in Strategic Coaching. Obiettivo? dare supporto ad aziende e professionisti grazie al suo talento di “moltiplicatore di relazioni” di qualità.

Per saperne di più decidiamo di intervistarlo.

 

Quanto conta in un’azienda la componente relazionale?

Ho lavorato con persone dalle competenze straordinarie, ma a volte con modalità relazionali talmente spigolose da rendere inutilizzabile il loro prezioso talento. Nella maggior parte dei casi peraltro, la criticità non è nemmeno attribuibile ad una persona specifica, ma capita spesso che la parte colpita dalla patologia sia proprio la relazione (P. Watzlawick). Sapere come siamo fatti e come funzioniamo può aiutare molto, per questo in aula introduco i partecipanti alla scoperta del proprio processo circolare che guida percezioni, emozioni e pensieri.

 

Il tempo e le risorse di una PMI però scarseggiano….

Nei mercati che stiamo vivendo il tempo e le risorse languono davvero per tutti. Diventa indispensabile incanalare le poche risorse disponibili in progetti pragmatici. Nella fase di analisi chiedo al cliente se la priorità è la soluzione di un problema o il raggiungimento di un obiettivo: in entrambi i casi occorrerà investire tempo e risorse. Un investimento che porta quasi sempre buoni frutti.

 

Pur senza generalizzare qual è la situazione generale che raccogli girando tra le aziende?

La mia percezione è di un risveglio, non velocissimo forse, ma progressivo. Quando i vecchi metodi di fare impresa e di gestire le relazioni non funzionano più, gli imprenditori e i manager più accorti capiscono che devono cambiare qualcosa. Chi non prova a distinguersi è invece destinato ad “estinguersi”.

 

E’ possibile migliorare la reputazione on line, ad esempio sui social network, lavorando sulle relazioni reali?

I social network restituiscono un feedback potentissimo su atteggiamenti, comportamenti e relazioni messe in atto dal personale di un’organizzazione. Sono strumenti che vanno ben governati, dove la reputazione cresce con l’effettiva e reale interazione di persone all’interno di un’azienda: clienti, fornitori, stakeholders.

Nelle prossime settimane gestirò alcune aule di problem solving strategico con il personale di un’azienda per analizzare proprio le critiche arrivate dal mondo dei social. Il mio lavoro sarà quello di mettere in atto dei correttivi, lavorando molto sulla motivazione e sul senso di appartenenza ad esempio puntando ai riscontri positivi ottenuti dalle piattaforme digitali.

 

Quindi vuoi farci capire che per aumentare il livello di partecipazione su una pagina aziendale bisogna prima lavorare sul capitale umano?

Credo che i lavoratori di un’azienda siano i primi veri “clienti”,  i primi ambasciatori del brand. Il passaparola nella vita reale così come nei social rimane fondamentale. Questo obiettivo (veder in primis i dipendenti contribuire al miglioramento della web reputation) è possibile se l’azienda entra nel sistema percettivo dei lavoratori facendo sentire quanto sono importanti formandoli, investendo tempo e risorse su di loro. Diversamente non si chiamerebbe “capitale” umano.

 

Qual è, secondo te, la sfida più ardua nella comunicazione oggi?

Comunicare significa conoscere, ascoltare, sentire l’altro, e mi torna in mente l’incisione posta all’ingresso del tempio dell’Oracolo di Delfi, da cui Socrate ha probabilmente tratto ispirazione, e che forse risponde alla tua domanda: Oh Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l’universo e gli Dei”.

 

 

 

 

 

 

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