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Giornaliste PAZZE PER IL TG!

Ne parliamo con Giuseppe Bosso direttore di Telegiornaliste.com il progetto fondato nel 2002 da un’intuizione di Rocco Ventre, inizialmente come portale dedicato alle giornaliste televisive, con schede biografiche, foto, forum e il concorso per eleggere la telegiornalista più amata. Poi nel 2005, grazie a un’idea del primo direttore Silvia Grassetti, il sito diventa anche una testata giornalistica settimanale online dedicata alle telegiornaliste, alla televisione e alle donne in generale, con interviste ed articoli. L’intervista che segue è realizzata dal nostro collaboratore Gabriele Conte.

In cosa le telegiornaliste sono diverse, o possibilmente più brave, rispetto ai loro colleghi maschi?

«Abbiamo intervistato anche molti telegiornalisti non meno affermati e popolari delle donne, e tra questi consentitemi di ricordare con affetto Stefano Campagna del Tg1, purtroppo scomparso da un paio di anni, che scelse proprio il nostro sito per fare outing; probabilmente le donne hanno un maggiore garbo e una maggiore emotività rispetto agli uomini, e questo conquista non solo il pubblico maschile».

In cosa sono più brave le telegiornaliste italiane rispetto alle loro colleghe europee?

«Non ci siamo mai ‘avventurati’ in altre realtà ‘telegiornalistiche’, anche se nel forum è da tempo attiva anche una sezione dedicata alle tgiste straniere; l’Italia come la Francia o il Regno Unito e l’Europa dell’Est ha avuto una sua storia, diversi momenti in cui il giornalismo ha dovuto adeguarsi e adattarsi. Le nostre tgiste per esempio sono diventate delle vere e proprie ‘maestre’ in fatto di cronaca nera, dovuto al fatto che non mi risulta che nel resto d’Europa esistano dei contenitori come “Chi l’ha visto?” o “Quarto Grado” che si sono specializzati in questo tipo di informazione. Ma non sono meno preparate anche in altri settori, dalla politica all’informazione sportiva e calcistica in particolare, dove anzi mi pare che ormai si possa tranquillamente affermare che ne sanno più di noi maschietti…».

Sembra che in Italia molte donne vogliano fare la giornalista… Perché?

«Sicuramente è un mestiere molto ambito; ma le ragazze (e i ragazzi) che hanno questa aspirazione devono essere consapevoli che non sono tutte rose e fiori, che tutte le ragazze che vedono e ammirano anche sul nostro sito hanno alle spalle anni di studio, di gavetta, di sacrifici e anche non poche delusioni, e nelle nostre interviste abbiamo spesso affrontato questi aspetti che non sempre si percepiscono. L’entusiasmo è comunque una buona base di partenza».

Chi è oggi la giornalista più in gamba e influente della televisione italiana? E fra le telegiornaliste “emergenti” chi è quella che emergerà?

«Se intendiamo dal punto di vista mediatico sembrerebbe proprio che influente sia proprio chi come Barbara D’Urso giornalista non lo è… battute a parte, sono quelle che arrivano ad incarichi direttivi, come Bianca Berlinguer o Monica Maggioni; Ilaria D’Amico che è la tgista che mi piacerebbe intervistare prima o poi è sicuramente un volto di punta. Tra le emergenti sicuramente indico la vincitrice delle ultime due edizioni del nostro ‘campionato’, Monica Bertini, recentemente approdata a Mediaset, che al di là del nostro riconoscimento è una ragazza davvero promettente in ogni aspetto».

Qual è, per una telegiornalista, l’ambiente lavorativo migliore tra Rai, Mediaset, La7 e Sky?

«Anche una piccola emittente locale, e ne ho intervistate molte che lavorano in questi ambiti, può essere l’oasi ideale per una telegiornalista. Cito, per esempio, il caso di una tgista purtroppo scomparsa, Cristiana Matano, sorella della più famosa Monica, che ho avuto il piacere di intervistare e mi ha detto che non le pesasse il fatto che a differenza di lei lavorasse in un contesto locale, inseguendo anzitutto il sogno di formare una famiglia e pensare poi all’affermazione professionale. Lo stesso vale anche per la carta stampata, ovunque si può trovare la propria isola felice».

In cosa una telegiornalista Rai è diversa da una telegiornalista della televisione privata?

«Secondo me non ci sono particolari differenze; cambierà l’editore ma credo che in definitiva valga il principio montanelliano per il quale l’unico vero padrone è sempre e comunque il lettore, il telespettatore, il cittadino; che lavori per la Rai o per Canale 5 o una tv locale devi sempre e comunque svolgere il tuo lavoro con correttezza e obbiettività, ed è sempre e comunque un ‘servizio pubblico’ nel senso nobile del termine».

Quanto conta la “raccomandazione” o “essere parente di” nel mondo del “telegiornalismo”?

«Faccio spesso questa domanda alle mie intervistate. Spesso, però, essere parente o figlia di risulta paradossalmente più svantaggioso, come ci dissero Costanza Calabrese e Susanna Galeazzi del Tg5 quando le abbiamo intervistate; proprio per dimostrare di non aver avuto vantaggi ‘familiari’ hanno dovuto faticare forse più di tanti loro colleghi per arrivare dove sono».

Ha mai ricevuto proposte indecenti dal genere femminile per avere in cambio magari più visibilità sul portale?

«Ma io non sono mica un dirigente Rai o Mediaset! Scherzi a parte, assolutamente no, anche perché la maggior parte delle telegiornaliste vive con simpatia, con curiosità l’esistenza del nostro sito e l’attenzione che i nostri lettori dedicano loro, ma non in modo ossessivo».

 

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