social media e liberi professionisti

Comunicare sui Social network è una sfida che mette tutti i professionisti sull’attenti. Immagine e reputazione possono crescere se si impara a sfruttare bene la potenzialità del web. Si vince se si impara a comunicare con il proprio pubblico, ad intercettare i suoi bisogni, a “fidelizzarlo”.

Cresce il numero di liberi professionisti che utilizzano le nuove tecnologie per raccontare il proprio mondo, ma in che modo? Comunicare significa mettere insieme creatività e professionalità, ma vuol dire anche fare promozione senza essere troppo autoreferenziali.

Nel 1967 la Scuola di Palo Alto fissava i principi fondamentali della comunicazione. Uno di questi riguardava “l’impossibilità di non comunicare”. A distanza di mezzo secolo le cose non solo non sono cambiate ma si sono amplificate con l’esplosione dei Social Network.

Secondo l’indagine “Digital 2019” di We Are Social e Hootsuite circa 35 milioni di italiani sono presenti sui Social, “piazze e strade virtuali” che muovono opportunità, anche di business, per aziende piccole e grandi. I Social sono uno strumento di promozione per tutti i liberi professionisti: dagli architetti agli avvocati, dai medici agli ingegneri, agli artisti e così via.

 

COMUNICARE IN MODO EFFICACE SUI SOCIAL MEDIA

Il primo passo da fare per orientarsi nel panorama dei Social Media è scegliere la piattaforma da utilizzare, in base al settore, agli obiettivi che si vogliono raggiungere e al target di riferimento.

Twitter e Facebook, ad esempio, vengono utilizzati per interagire con i consumatori. In questi spazi si svolge un vero e proprio servizio clienti, si possono raccontare i servizi e i punti di forza per attrarre i propri fan. Instagram valorizza momenti dell’azienda attraverso le immagini. LinkedIn è il canale ideale per il B2B (business to business), per connettersi con gli stakeholder. Youtube è la nuova videoteca 3.0 delle aziende. In tutti i casi è utile confezionare l’informazione in modo coerente e attraente per chi legge.

A questo punto, scelta la piattaforma, il professionista entra nella fase operativa pianificando una strategia ma soprattutto un piano editoriale. La regola che mette al primo posto il contenuto, battezzata con il celebre motto “Content is the king” da Bill Gates (1996) continua ad essere valida. La prima cosa da fare per guadagnare autorevolezza sui Social Media è coinvolgere la propria community offrendo contenuti che abbiano valore informativo e perchè no anche di intrattenimento.

Dopo aver compreso i desideri del nostro pubblico, l’altra buona pratica è utilizzare corretto il cosiddetto TOV (Tone of voice) più appropriato. Tutte le professioni hanno un proprio registro linguistico che nei Social, in particolare quelli volti all’intrattenimento come Facebook e Instagram, tenderà a semplificarsi, eliminando ad esempio tecnicismi e sigle incomprensibili.

Nei post è fondamentale usare il tono di voce più giusto per il proprio pubblico così come è importante differenziare i registri in base alla piattaforma social. Su Linkedin è preferibile un lessico professionale mentre per comunicare su Facebook meglio un tono colloquiale e diretto.

Altra regola importante è la continuità nell’ aggiornamento. I Social Media richiedono tempo e creatività. I professionisti dovrebbero dedicare una parte del loro tempo alla comunicazione e al monitoraggio dei risultati, grazie anche agli strumenti di analisi che tutti i Social mettono a disposizione gratuitamente. I Social, se utilizzati correttamente, aumentano la visibilità del professionista, la fidelizzazione del cliente e altre opportunità.

Costruire reti e relazioni sui web significa costruire anche il proprio “brand“. Sul blog di AD Communications è possibile approfondire il tema del personal branding  portato dal nostro Studio in vari convegni, corsi e seminari rivolti proprio ai professionisti.

Infine non dimentichiamo che i Social Network vanno inseriti nel contesto di una strategia comunicativa più ampia. Ad esempio, possono essere un ottimo strumento per veicolare traffico qualificato sul proprio sito, per incentivare la lettura di un articolo o per stimolare l’iscrizione a una newsletter. Il mondo dei Social non può racchiudere ed esaurire tutta la comunicazione di un professionista.


Social Media e Liberi Professionisti

 

PERSONAL BRANDING: LA PAROLA AI PROFESSIONISTI

Per offrirvi alcuni spunti e buone pratiche sulla comunicazione abbiamo intervistato tre professionisti, specializzati in settori diversi che nel tempo hanno affinato il loro talento di “comunicatori digitali”.

Dario Ruggiero: lavora dal 2006 come economista. È fondatore e presidente dell’Associazione LTEconomy, ente non profit che promuove lo sviluppo di un modello economico totalmente innovativo in grado di dare piena sostenibilità economica, sociale e ambientale alla presenza dell’uomo su questo pianeta.

L’utilizzo dei Social Media dipende molto dalle preferenze personali e dagli obiettivi che ci si propone. Sono presente su Facebook, Linkedin e Istagram. Tendo a privilegiare Linkedin per il network internazionale e Facebook per quello italiano. I meccanismi con cui operano i social sono ben diversi da quelli che guidavano i mass media, dove bastava il capitale economico per raggiungere le persone tramite strumenti ben prefissati. L’impegno personale conta molto di più. La scelta del social e la strategia da attuare dipendono dagli obiettivi che ci si propone. Per esempio la Long Term Economy intende innanzitutto formare una community solida di persone dando a loro la possibilità di emergere con le proprie idee e di sviluppare il Long Term Thinking al fine di portare ed accelerare il necessario passaggio da una cultura orientata al benessere di breve termine ad una cultura orientata a preservare il benessere nel lungo periodo. Gli sforzi si concentrano sull’obiettivo community, che cresce giorno dopo giorno.

Ha qualche consiglio da dare ai colleghi?

Il più grave errore che si può fare è pensare che i social media funzionino come i mass media. Forse la stessa logica di funzionamento vale per i fenomeni cosiddetti “virali”. Se il tuo obiettivo è creare qualcosa di “virale” utilizzi meccanismi simili a quelli dei mass media, sfruttando anche questi ultimi. Ma se vuoi creare qualcosa di solido ci vuole più impegno, cercando di capire sempre perchè le persone dovrebbero dedicare parte del loro tempo a seguire me, la community o il mio brand.  


Luca Lombroso: meteorologo AMPRO – Associazione Meteo Professioni, tecnico meteorologo certificato, personaggio televisivo, conferenziere e divulgatore ambientale.

Il primo social che ho utilizzato è stato Twitter, attorno al 2009, scoperto dall’amica Claudia Vago, esperta di Social Media. Forse sono stato fra i primi, nel territorio dell’Emilia-Romagna, a usarlo, tanto da diventare un riferimento locale in occasione di alcune calamità naturali. A suo tempo ero fra i 10 modenesi più influenti sul web. L’account è poi cresciuto molto grazie alle informazioni che divulgavo durante eventi estremi, come il nevone e il terremoto in Emilia del 2012 o l’alluvione del 2014. Attorno al 2010, ho scelto di “approdare” su Facebook anche se, inizialmente, non mi interessava molto come piattaforma e la vedevo quasi come una perdita di tempo. Poi ho capito, invece, che la mia presenza su Facebook ha contribuito in maniera importante allo sviluppo della mia immagine. Infatti, senza i Social, molto probabilmente la mia notorietà televisiva, dopo la fine dell’esperienza con Fabio Fazio a “Che Tempo che fa”, sarebbe andata in declino.

All’inizio non avevo una strategia precisa di approccio. Ora pondero maggiormente i post; ci penso abbastanza prima di pubblicare, scelgo gli hashtag (#) opportuni e analizzo il target di riferimento. Gli argomenti meteo raccolgono senz’altro interesse, soprattutto in occasione di freddo, neve, o caldo estremo: quando ci sono questi eventi evito le divagazioni, quando invece ci sono meno notizie lascio spazio alle curiosità e ad altri temi.

Attualmente sto cercando di ampliare l’uso di Instagram e delle storie, anche in base alle esigenze del pubblico, ma sono ancora in fase di rodaggio. Forse è meno adatto alle tematiche meteo e ambientali.

Quali sono i vantaggi che possono apportare i social media all’attività di un libero professionista?

In base alla mia esperienza professionale posso dire che il feedback è stato notevole: molte collaborazioni e consulenze sono arrivate attraverso i Social, senza che andassi io a cercarle. Ad esempio la mia collaborazione con il sito www.ilmeteo.net è completamente virtuale; così come alcune consulenze meteo sono nate da contatti sviluppati online e lavoriamo via chat e call.

Non tutti nel mondo della meteorologia hanno saputo cogliere questa opportunità. Per esempio ad oggi manca una giusta presenza degli enti istituzionali del settore. Addirittura, alcuni enti importanti come ARPAE Emilia Romagna o la protezione civile regionale non sono presenti su Facebook. Non c’è da stupirsi, quindi, se i siti di fake news meteorologiche, a cui io per primo ho dato l’hashtag #Meteobufale, fanno tanti proseliti. L’esempio più clamoroso è ovviamente il fenomeno Greta Thunberg. L’IPCC, l’autorevole commissione scientifica delle Nazioni Unite sul clima, su Instagram ha appena 14000 seguaci; Greta oltre 1,6 milioni! Basta vedere i linguaggi utilizzati, e si capisce subito il perchè. Certo, la scienza non deve banalizzare o dare clamore, ma non può neanche essere ermetica e incomprensibile, soprattutto se si vuole portare un messaggio su una urgenza ambientale ormai da tutti riconosciuta. Non si può fare a meno dei social, che ormai sono più guardati della TV, soprattutto dai giovani.

Il mondo dei Social Media può piacere o meno, ma esiste, ed è meglio usarlo opportunamente piuttosto che osteggiarlo o denigrarlo. Il consiglio che posso dare ai colleghi e soprattutto agli scienziati, è di calarsi nella realtà. Serietà e rigore scientifico vanno bene, ma ogni tanto c’è bisogno di addolcire l’argomento.

 

Elisabetta Bracci: consulente, docente e fondatrice di JUMP Facility, esperta in smart service e facility management. Collabora con Università ed Associazioni di Categoria per la diffusione dei principi della performance nei servizi e del benessere in azienda, fa parte del tavolo di lavoro dell’Ente Italiano di Normazione UNI/CT 025 e rappresenta il settore faclility e smart building nel comitato tecnico della Fiera LUMI promossa da Assodel.

Quali social media e quale strategia utilizza per sviluppare la sua immagine online?

Utilizzo principalmente LinkedIn, perché ritengo che sia una piattaforma molto valida per la condivisione di informazioni professionali. Il mio approccio è molto semplice: parte del mio lavoro è legato a ricerca e innovazione del settore in cui opero (consulenza strategica e formazione per il Facility Management e il comparto Servizi) e quindi pubblico parte di quello che studio quotidianamente e degli eventi che seguo e che organizzo in prima persona, condividendo sempre contenuti interessanti per chi legge. Voglio comunicare in maniera etica e coerente, mettendomi nei panni del lettore e chiedendomi se dedicherei un minuto alla lettura di un mio post e cosa potrei portarmi a casa dopo averlo letto. Da poco ho iniziato a pubblicare anche su Facebook ed Instagram e sto avendo un buon riscontro per i post che parlano di eventi, interviste e workshop, anche perché le immagini sono molto importanti su questi canali.

Con quale frequenza aggiorna i suoi canali social?

Aggiorno LinkedIn almeno due volte a settimana e comunque ogni volta che ho dati e notizie che ritengo interessante condividere. Facebook ed Instagram quasi quotidianamente.

Quali sono gli errori da non commettere, quindi le buone pratiche da seguire?

I consigli sono principalmente due: offrire contenuti utili e concentrarsi sulle sfaccettature innovative del proprio settore. Le informazioni online sono sovrabbondanti, quindi postare contenuti che guardino al futuro rende i post più efficaci ed interessanti. Chiedetevi perché seguite certe persone ed altre no: gli altri fanno lo stesso con voi. L’errore più grande a mio avviso è la mancanza di autenticità e coerenza. I social media sono un modo in più per comunicare eticamente quello che facciamo e quello che amiamo davvero: ci aiutano quindi a condividere la verità. Per quanto riguarda le buone pratiche, consiglio di raccontare i concetti con grande sintesi, offrendo poi link e rimandi ad articoli per approfondimenti: le persone decidono se leggere o meno un post in una manciata di secondi e quindi la comunicazione deve essere rapida ed efficace. Ultimo punto fondamentale è trovare fonti autorevoli e citarle, perché aiutano il lettore ad approfondire e donano immediatamente spessore a quanto affermiamo.

personal branding - ordine degli ingegneri bologna

 

UN SEMINARIO SUL PERSONAL BRANDING: AD COMMUNICATIONS PRESENTE

Proprio per l’importanza della comunicazione della propria immagine sul web, l’Ordine degli Ingegneri di Bologna ci ha coinvolti nel nuovo seminario dal titolo “Etica e Deontologia Professionale” in programma martedì 2 luglio 2019 dalle ore 14.00 a Bologna, Strada Maggiore 13.

La nostra Deborah Annolino sarà relatrice del panel “Personal Branding: imparare a comunicare la propria immagine online”.

L’evento è riservato agli ingegneri. Per informazioni e iscrizioni clicca qui

Scarica le slide – Personal Branding: imparare a comunicare la propria immagine online

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